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Famiglia Sgarbi – Premio Stampa

Rina Cavallini Sgarbi

Rina Cavallini nasce a Codifiume di Argenta il 22 dicembre 1926. Laureata in Farmacia, fu insegnante di matematica e stimata cultrice e collezionista di opere d’arte conservate nella casa di famiglia a Ro Ferrarese. Ha gestito per molti anni una farmacia insieme al marito Giuseppe ma, soprattutto, ha seguito da vicino le carriere dei due figli, Vittorio ed Elisabetta, cui faceva da segretaria e ufficio stampa. Impetuosa al pari del figlio Vittorio, è stata una donna poliedrica e dai molteplici interessi. Così parla di lei “Nino” Sgarbi, il marito in un’intervista rilasciata ad Antonio Gnoli per Repubblica: «Lei era l’intelligenza, l’inquietudine, il desiderio di non fermarsi a Ro. Io incarnavo la resistenza, la pazienza, la calma. I miei figli hanno preso moltissimo dalla madre. Rina era fondamentalmente una ribelle. Lei la nomade, io il sedentario». “Brindo a lei, a mia moglie Rina, è stata una grande donna; al successo dei miei figli; un po’ meno a me”. No, non c’è malinconia nelle mie parole, è solo la discesa verso qualcosa che ci chiama. Ogni tanto mi è capitato di rimpiangere la famiglia come luogo della tradizione, dove tutto è pace e ordine” .
Caterina Cavallini Sgarbi (1926-2015), per tutti “la Rina”, ha percorso le tappe della sua vita, non breve, fortunata, sempre in crescendo, prodigiosamente, fino a quasi la fine dei suoi giorni. Gratificata da una bellezza quasi sfron¬tata e da una vitalità contagiosa, apprende accanto al padre, imprenditore edile, le regole del mercato. La brillante laurea in farmacia, il matrimonio con Nino Sgarbi, l’acquisizione della bella casa con inclusa farmacia storica di Ro, la maternità avrebbero potuto rappresentare per chiunque un soddisfacente punto d’arrivo. Non per la Rina. Poco tempo dopo, in occasione di un concorso, non si sottrae a un temerario confronto scientifico con il presidente della commissione e conquista un’altra farmacia alle porte di Milano. Nelle sue lunghe trasferte da pendolare lungo la pianura padana, avrà pensato che all’educazione dei figli, in particolare del primogenito Vittorio, avrebbe sopperito la trasmissione genetica, come poi vistosamente confermato. Una casa che, ancora oggi, Vittorio ed Elisabetta occupano di tanto in tanto con schiere di amici scrittori, artisti, intellettuali, da Moravia a Zeri, da Montanelli a Coelho, rinnovando la tradizione del tempo in cui gli ospiti erano Bassani e Zurlini con lo zio Bruno Cavallini. E la Rina sempre pronta anche nel ruolo della azdora, d’impareggiabile padrona di casa. La Rina aveva passioni immuni allo scorrere del tempo. Una di esse era la casa dove era cresciuta, acquistata all’indomani della guerra da suo padre, e dove la Rina partorì sua figlia Elisabetta, la casa di Via Giuoco del Pallone 31. Una dimora che già fu dello zio dell’Ariosto, dove il poeta compose le sue prime commedie e i suoi primi drammi e, soprattutto la prima edizione (1516) dell’Orlando furioso, di cui quest’anno (2016, n.d.r.) ricorrono dunque i 500 anni. Del tempo dell’Ariosto rimangono ancora tracce, alcuni affreschi attribuiti a Dosso Dossi.
La Rina amava ritornare in Via Giuoco del Pallone, così che ora questa dimora -parte della Fondazione Elisabetta Sgarbi- in memoria viva e palpitante della Rina, ha preso di lei il nome: Case Cavallini Sgarbi di Rina Cavallini .

Giuseppe Sgarbi

Giuseppe “Nino” Sgarbi nato a Villafora di Badia Polesine (Rovigo) nel 1921, ha vissuto infanzia e adolescenza a Stienta (Ro), dove il padre Vittorio possedeva e gestiva il primo mulino elettrico di tutto il bacino del Po. Dopo la Licenza Magistrale a Ferrara, ha frequentato la Scuola Allievi Ufficiali dell’Aquila e, come Ufficiale del Genio, ha preso parte alla Seconda Guerra Mondiale in Grecia, Albania e Nord Italia. Alla fine della guerra, dopo la Maturità Scientifica, si è iscritto alla Facoltà di Farmacia a Ferrara, dove ha incontrato Rina Cavallini, che ha sposato nel 1950. Per quasi mezzo secolo ha esercitato la professione di farmacista nella campagna tra Veneto ed Emilia. Con Skira ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Lungo l’argine del tempo. Memorie di un farmacista (2014, vincitore del Bancarella Opera Prima e del Premio Internazionale Martoglio), seguito nel 2015 da Non chiedere cosa sarà il futuro. È uscito, il terzo volume della trilogia, Lei mi parla ancora.

Elisabetta Sgarbi

Scrittrice e regista, con la Fondazione che porta il suo nome ha ideato «la Milanesiana» e contribuito al restauro di «Leningrado», il film di Aleksandr Sokuro. Direttrice editoriale della Bompiani sino al novembre 2015. Nel novembre 2015, insieme a scrittori come Umberto Eco, Sandro Veronesi, Tahar Ben Jelloun, Edoardo Nesi, Furio Colombo, Sergio Claudio Perroni, Nuccio Ordine, Mario Andreose, Eugenio Lio e Mauro Covacich, Elisabetta Sgarbi ha lasciato la Bompiani per fondare una nuova casa editrice, La nave di Teseo, di cui è Direttore generale e Direttore editoriale. La Fondazione Elisabetta Sgarbi forma, promuove e diffonde espressioni della cultura e dell’arte, in tutte le forme in cui si manifestano e si realizzano. In particolare, la Fondazione valorizza, con il sostegno alla più articolata e libera ricerca artistica e cinematografica ed in vista soprattutto di una crescita culturale e morale delle nuove generazioni, tutto ciò che si identifica o ruota intorno all’idea stessa dell’Arte e del Cinema e al loro farsi individuale e storico. La Fondazione, inoltre, intende contribuire alla promozione della letteratura, sostenendo lo sviluppo e la diffusione della lettura tra il pubblico . Così la descrive Claudio Magris: «coraggiosa, lucidissima, implacabile e temeraria ammiraglia di una grande e avventurosa flotta editoriale, una capitana che ogni giorno maneggia, incontra, accetta, respinge, corregge, crea libri e autori». http://www.elisabettasgarbi.it/default.aspx

Vittorio Sgarbi

«Il collezionismo è una battuta di caccia, una forma di gioco, anche d’azzardo… una sfida, un corteggiamento, una conquista.»
Nato a Ferrara l’8 maggio 1952. Si è laureato in Filosofia con specializzazione in Storia dell’arte all’Università di Bologna. Membro come storico dell’arte, direttore e coordinatore della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Paleoantropologico della città di Venezia. Saggista e conduttore televisivo. Collabora con diversi quotidiani e riviste specialistiche: “Bell’Italia”, “Il Giornale”, “L’Espresso”, “Panorama”, “Restauro & Conservazione”, “Oggi”, “Arte e Documento”. Accademico dell’Accademia Georgica di Treia e della Rubiconia Accademia dei Filopatridi. Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Presidente del Comitato Nazionale delle Celebrazioni su Mattia Preti. È stato membro della Commissione delle attività culturali del Comune di Cremona. È stato membro della Commissione per le attività culturali del Comune di Lecce. È stato Commissario per le arti e il restauro architettonico della città di Padova di cui ha curato i cataloghi sulle mostre di Giotto e di Donatello. È stato direttore del Festival Teatrale di Asti nell’anno 2000. È Presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni del V centenario della nascita di Francesco Mazzola detto il Parmigianino. È Presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni del V centenario della morte di Andrea Mantegna. Nel mese di gennaio 2003 è stato nominato con decreto ministeriale, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Gian Pietro Testa – Premio alla Carriera

Gian Pietro Testa, giornalista e scrittore ferrarese, ha lavorato in numerosi quotidiani nazionali, tra cui Il Giorno, L’Unità, Paese Sera. Ha diretto il quotidiano napoletano Senzaprezzo e la televisione regionale Ntv in Emilia Romagna. Rientrato a Ferrara, ha diretto l’Ufficio Stampa del Comune di Ferrara dandogli un’impronta organizzativa in senso fortemente giornalistico e professionale.
Considerato uno dei massimi esperti italiani di terrorismo, suoi articoli sono raccolti in antologie (Meridiani e BUR) e in enciclopedie, fece parte della stagione dei “pistaroli”, quel gruppo di giornalisti che tra gli anni Sessanta e Settanta scavò nel profondo delle trame più oscure dell’attualità italiana. “Fatti spesso odiosi” come li ha definiti Testa, come la strage di Piazza Fontana o la strage di Peteano.

Ha fondato la scuola di giornalismo di dell’Università e Ordine di Bologna e insegnato giornalismo all’Università di Ferrara. Ha pubblicato giovanissimo due sillogi poetiche e un libro di racconti.
Nel 1976, con Einaudi, La Strage di Peteano, libro inchiesta con cui ha anticipato di alcuni anni la verità giudiziaria. Poi i poemetti Antologia per una Strage (1980), I Canti di Focomorto, L’Ultima notte di Savonarola, Il muschio del nord, Una notte che la luna era morta.

Ha dato alle stampe due romanzi, Il linciaggio e Don Rodrigo: il rapimento di Lucia, nonché saggi storici e politici, Mura di Ferrara-La poesia del tempo (Minerva Edizioni) con fotografie di Remigio Urro, il pamphlet Lettera semiseria di un comunista al Signor Dio Ill.mo. Ha vinto numerosi premi giornalistici e di poesia.
Per Minerva Edizioni ha pubblicato anche i volumi Antologia per una strage (2005), il romanzo Io sono il Milite ignoto (2006) e Il Rocchetto di Ruhmkorff.

Menzioni speciali

al Premio Stampa 2017

Antonio Pastore

Laureatosi nel 1974 in medicina e chirurgia è attualmente professore emerito all’università degli Studi di Ferrara. Fino a ottobre 2016 è stato  direttore della Clinica ORL della nostra Università nonché, direttore del dipartimento di chirurgie specialistiche; è membro delle più prestigiose società mediche specialistiche italiane ed internazionali avendo anche ricoperto negli anni la vice presidenza della Associazione universitaria ORL, la presidenza del gruppo studio italiano della disfagia nonché la presidenza del gruppo ORL alta Italia; è socio, fra le altre società internazionali anche della Academy ORL USA, della Società europea di laringologia e della società europea Oral Cancer.

Il prof. Pastore ha vissuto praticamente tutta la sua vita scientifica ed accademica presso la nostra università, rappresentando negli anni un punto di riferimento per studenti e ricercatori. Egli ha svolto soprattutto attività clinica e ricerca di base  nell’ambito dei tumori cervico-facciali. In tale senso ha partecipato attivamente allo sviluppo di specifiche ed innovative tecniche chirurgiche di laringectomie funzionali e di trattamento dei linfonodi del collo. In particolare queste tecniche di chirurgia sono state sviluppate proprio a Ferrara presso la clinica ORL portando avanti le ricerche dei suoi maestri i professori Bocca e Calearo che lo hanno preceduto.  In particolare il prof. Pastore ha portato per la prima volta in Italia, presso la nostra clinica ORL, nuove tecniche di microchirurgia ricostruttiva apprese negli Stati Uniti.

E’ autore di oltre 230 pubblicazioni scientifiche sulle prestigiose riviste del settore nazionali ed internazionali ed è stato invitato a tenere conferenze nelle maggiori sedi universitarie italiane e mondiali.

Romano Perdonati

Romano Perdonati, titolare del forno omonimo e presidente provinciale dei Panificatori  Ascom, è un “figlio d’arte”. Il padre Otello nel 1949, dopo la distruzione, sotto le bombe, di casa e forno a Salvatonica di Bondeno, si trasferì a Ferrara e con grandi sacrifici riuscì a rimettere in piedi l’attività nel medievale Borgo di San Romano. Avevano fatto seguito anni di fatiche e di un’ intelligente attività per aggiornare ed ampliare soprattutto l’offerta commerciale.

Oggi il Forno Perdonati si pone come punto di eccellenza, anche oltre il perimetro delle mura rinascimentali, essendo riuscito, l’infaticabile Romano, a valorizzare con successo l’eredità del padre ed a fare della tradizione dell’Arte Bianca un motivo di autentica promozione della città estense. Lo ha fatto partendo da un alimento umile ed essenziale come il pane, che è all’origine della civiltà mediterranea e ne costituisce anche da un punto vista simbolico e culturale uno degli elementi più ricchi di fascino. Un pane “lento” quello del nostro maestro artigiano, considerati i tempi di preparazione e le quantità lavorate (la metà rispetto alla media giornaliera regionale), frutto di una scelta intesa a salvaguardare innanzi tutto l’originalità e la qualità del prodotto. Grazie alla passione per quest’ arte antica, Perdonati ha fatto della “Coppia” o “Ciupéta” – particolare tipo di pane ritorto a mano – uno dei più validi “ambasciatori” di Ferrara anche a livello internazionale.

La Menzione Speciale attribuitagli dai giornalisti ferraresi, nell’ambito del Premio Stampa 2017, viene a coronare un lungo itinerario di successi e conferma il Forno Perdonati come una delle migliori botteghe artigiane d’Italia. Un riconoscimento che si aggiunge alla segnalazione ottenuta lo scorso novembre a Milano nell’ambito di “Golosaria” (il Salone delle eccellenze del Gusto) organizzato da due “mostri sacri” dell’ enogastronomia come Paolo Massobrio e Marco Gatti.

La pubblicazione del Premio Stampa 2017

è scaricabile da questo link

Pubblicazione Premio Stampa 2017

La diretta video del Premio Stampa 2017

è visibile da questo link

Consiglio Web del Comune di Ferrara

Le fotografie sono del collega Andrea Rossetti