E’ aperta tutti i giorni sino all’8 dicembre 2025 la mostra “Far luce nel buio: Gian Pietro Testa tra giornalismo d’inchiesta, poesia e arte” che raccoglie dipinti, disegni, pagine di giornale, saggi, raccolte poetiche e narrativa per raccontare la poliedrica personalità del giornalista ferrarese Gian Pietro Testa. La rassegna, che è allestita a Palazzo Turchi di Bagno (corso Ercole I d’Este 32, a Ferrara), è visitabile tutti i giorni – festivi inclusi – con orario continuato dalle 10 alle 18. La mostra è a cura di Giorgia Mazzotti, con testi critici di Ada Patrizia Fiorillo, Francesco Franchella, Marco Luca Pedroni, Alessandro Zangara.

La rassegna è stata fortemente voluta dall’Associazione Stampa Ferrara, in occasione del 130° anniversario della sua fondazione, e dall’Associazione Stampa Emilia-Romagna ed è stata organizzata con Ufficio Stampa del Comune di Ferrara, Dipartimento degli studi umanistici dell’Università di Ferrara, Sistema Museale di Ateneo Unife. Oltre all’esposizione sono stati proposti due partecipati momenti di approfondimento: il primo nel giorno dell’inaugurazione, il 24 novembre, e il secondo il 29 novembre con un incontro con la curatrice, gli autori dei testi e delle scelte grafiche di allestimento, la partecipazione di Enrico Testa, figlio di Gian Pietro, in collegamento da Roma, l’intervento dell’assessore Stefano Vita Finzi Zalman, che ha evidenziato l’apprezzamento del Comune di Ferrara,  il saluto di ASFe, portato da Antonella Vicenzi , e di Aser, portato da Stefania Andreotti. I ricordi del giornalista Sergio Gessi e del fotografo e grafico Luca Gavagna. 

L’APERTURA

Al vernissage di lunedì 24 novembre hanno partecipato tante persone che hanno avuto modo di conoscere Testa (nato a Ferrara nel 1936, dove è morto il 7 gennaio 2023), estimatori del suo lavoro, ma anche studenti dell’Università di Ferrara che hanno preso parte attiva alla ricerca sulle fonti giornalistiche, rintracciando tra biblioteche e archivi le pagine originali dove comparvero le sue inchieste sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia tra il 1969 e il 1980.

“È una grande soddisfazione essere riusciti a raccogliere in questo spazio tanti aspetti dell’opera di Gian Pietro Testa – è intervenuta la curatrice della mostra Giorgia Mazzotti – perché è stato uno dei grandi giornalisti italiani d’inchiesta durante gli anni delle stragi, dei terrorismi e dei depistaggi, ma anche un intellettuale attento e presente alle attività culturali del Paese e della sua città, con una produzione narrativa, poetica, critica. Meno nota finora, ma non per questo meno significativa, la sua attività pittorica. Questo contenitore, che è parte del sistema universitario, ha il merito di riuscire a valorizzare al meglio e con una valenza scientifica i vari aspetti di un impegno segnato dall’incessante ricerca di verità e giustizia.

Il vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti Alberto Lazzarini ha fatto notare che “l’autoritratto di Gian Pietro Testa nelle vesti di Carabiniere è conservato nella sede dell’Odg regionale, in centro storico a Bologna, dove campeggia come immagine simbolo del giornalismo come strumento a sostegno delle istanze di un Paese democratico”. La presidente di Assostampa Ferrara, Antonella Vicenzi, ha ricordato che la mostra è stata fortemente voluta dall’Associazione dei giornalisti di Ferrara nella ricorrenza dei 130 anni, che collocano AsFE tra gli organismi sindacali di categoria più antichi d’Italia.

Il capo ufficio stampa del Comune Alessandro Zangara ha rievocato il ruolo pioneristico avuto da Testa in qualità di fondatore dell’Ufficio Stampa del Comune di Ferrara “contribuendo a dare un’impostazione e una dignità etica e professionale al mestiere del giornalista pubblico”.

La docente di Storia dell’Arte contemporanea di Unife, Ada Patrizia Fiorillo, ha poi sottolineato l’interesse per “la scoperta della vena artistica di un giornalista nei cui scritti mi sono tante volta imbattuta durante questi anni di ricerca e studio dell’arte contemporanea anche cittadina. Le opere rivelano quanto Testa sia consapevole della capacità dell’immagine di incidere talora anche più della parola per la sintesi con la quale può esprimersi.

La presidente del sistema museale di Ateneo, Ursula Thun Hohenstein, ha infine ringraziato per la condivisione di “un progetto che si inserisce pienamente nelle attività di terza missione dell’Università, che promuove il dialogo tra mondo accademico e società civile” e, in qualità di specialista di Scienze preistoriche e antropologiche, ha fatto notare come “è stato deciso di mantenere in esposizione anche lo scheletro della specie estinta di elefante nano di Sicilia del Pleistocene (Palaeoloxodon mnaidriensis), che a causa del grande foro frontale del cranio contribuì ad alimentare la leggenda sull’esistenza della figura mitologica del Ciclope. Un nesso che si riallaccia alle citazioni mitologiche presenti nell’opera di Testa, in particolare a quelle contenute nei dipinti a carattere antropomorfo, come la tavola intitolata Metamorfosi, prestata dalle Civiche Gallerie di Ferrara”.

LA SCHEDA

L’opera di Gian Pietro Testa (Ferrara, 24 settembre 1936 – Ferrara, 7 gennaio 2023) è composta di giornalismo d’inchiesta, letteratura e arte, usati come strumenti di indagine, ma anche come mezzi per offrire un personale contributo alla crescita della società, in cerca di verità e giustizia. Storico giornalista e scrittore ferrarese, Testa è stato inviato del quotidiano “Il Giorno” negli anni di piombo, poi giornalista impegnato, scrittore e fondatore dell’Ufficio Stampa del Comune di Ferrara (1983-1993), tra i primi improntati alla deontologia professionale in ambito pubblico. Un modello di riferimento del giornalismo d’indagine e intellettuale attento alla vita culturale. L’autore ha contribuito a mostrare gli anni più bui del Paese attraverso i suoi reportage, ma anche attraverso forme espressive di narrativa, poesia e quelle – all’epoca meno note – di tipo pittorico.

La mostra – progettata dall’Ufficio Stampa del Comune di Ferrara in collaborazione con il Dipartimento degli studi umanistici e il Sistema Museale di Ateneo dell’Università degli Studi di Ferrara, inserita nel calendario degli eventi per i 130 anni dell’Associazione Stampa Ferrara – è finalizzata a valorizzare l’opera, messa in atto su diversi piani, di uno dei maestri giornalistici della scrittura d’indagine. Attraverso libri, dipinti, disegni e pagine di giornali, vengono ripercorse le tappe di una carriera testimoniata sulle pagine scritte, ma anche nelle opere figurative elaborate durante tutta la vita. Lo spirito di questo lavoro sarà evocato anche dalla macchina da scrivere usata dal giornalista, da valigetta dei colori, tavolozza e un video originale che, attraverso la voce narrante di Testa e la sua presenza, esplora uno scenario di Ferrara d’epoca, tra monumenti storici e archivi cittadini.

‘La collaborazione del Sistema Museale di Ateneo (SMA) nell’allestimento di questa mostra si inserisce pienamente nelle attività di terza missione, con l’obiettivo di valorizzare le personalità e le storie del territorio, promuovendo il dialogo tra mondo accademico e società civile – sottolinea Ursula Thun Hohenstein, Presidente del Sistema Museale di Ateneo-. Crediamo fortemente nel ruolo dell’Università come spazio aperto, in ascolto, capace di generare conoscenza condivisa e occasioni di confronto culturale, accessibili a tutta la cittadinanza’.

Grazie al coinvolgimento del Dipartimento degli studi umanistici dell’Università di Ferrara, è stato fatto un lavoro di ricerca e indagine, per poter evidenziare stile, metodo e creatività messi in atto nelle inchieste di Testa, ma anche nei suoi quadri e opere d’arte.

In particolare, la collaborazione con il corso di Giornalismo e media digitali, condotto dal professore Marco Luca Pedroni all’Università di Ferrara nella primavera 2025, ha reso possibile il coinvolgimento degli studenti in una ricerca storico-giornalistica. Un lavoro condotto sul campo, tra biblioteche e archivi nazionali, per il recupero di pagine originali di quotidiani, pubblicate nel periodo tra il 1969 e il 1980. Il risultato ha dato la possibilità di documentare e analizzare uno stile di scrittura basato sulla ricerca delle fonti, la raccolta delle testimonianze e il collegamento dei fatti.

L’apporto di Ada Patrizia Fiorillo, docente di Storia dell’Arte Contemporanea, ha poi consentito di inserire la sua produzione figurativa in un contesto più ampio, legato alla realtà culturale e cittadina di quegli anni. Un lavoro pittorico dove la drammaticità dei soggetti riflette bagliori e oscurità di quelle indagini su stragi e attentati che hanno insanguinato gli anni della storia italiana, segnati dalla strategia della tensione.

L’indagine puntuale, che nelle inchieste documenta una ricerca della verità fatta sul campo, si alterna così, nella poesia e nella narrazione, a una visione piena di emozione e umanità, che trasforma l’esperienza in espressione artistica, resa attraverso il mezzo della parola scritta, del disegno o della pittura.

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FAR LUCE NEL BUIO. Gian Pietro Testa tra giornalismo d’inchiesta, poesia e arte
Palazzo Turchi di Bagno, corso Ercole I d’Este 32, Ferrara | 24 novembre – 8 dicembre 2025

A cura di Giorgia Mazzotti

Testi critici di Ada Patrizia Fiorillo, Francesco Franchella, Marco Luca Pedroni, Alessandro Zangara

Organizzazione Associazione Stampa Ferrara – 130 anni; Ufficio Stampa del Comune di Ferrara; Dipartimento degli studi umanistici dell’Università di Ferrara; Sistema Museale di Ateneo Unife

Supporto di Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara; GAMC Gallerie d’arte moderna e contemporanea di Ferrara, Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, Associazione Stampa dell’Emilia-Romagna, Regione ER, erede Enrico Testa, Gruppo Spazio Libri di Massimo Roncarà e Giuliana Berengan

Sponsor tecnico Sara Assicurazioni – Agenzia di Ferrara | Grafica Studio le Immagini – Ferrara

Patrocinio di Comune di Ferrara

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