Ancora nulla di fatto per il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti. Così, dopo l’infruttoso incontro dell’8 gennaio 2026, quando Fnsi ha visto gli editori tentare di portare indietro la trattativa di mesi, il 9 gennaio 2026 la protesta dei giornalisti è arrivata alla Camera, con Alessandra Costante e Vittorio di Trapani, rispettivamente segretaria generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, che hanno mostrato uno striscione all’inizio della conferenza stampa della premier. Nell’occasione Meloni ha ricordato come «siamo dalla vostra parte per il rinnovo, ma non dipende dal governo», mentre il sindacato ha precisato che si è trattato «di un flash mob per dare visibilità alla questione del lavoro giornalistico, non contro la presidente del Consiglio».
La protesta alla Camera
«Giornalisti da 10 anni senza contratto, ma alla Fieg finanziamenti milionari»: è il testo di un piccolo striscione mostrato da Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, insieme con il presidente della Fnsi, Vittorio di Trapani, nell’aula dei Gruppi parlamentari della Camera in apertura della conferenza stampa di ‘inizio anno’ della premier Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare, venerdì 9 gennaio 2026. Un’altra bandiera con la stessa scritta è stata mostrata da Roberto Ginex e Mattia Motta, presidente e vicepresidente dell’Inpgi, seduti accanto ai vertici del sindacato assieme ai presidenti di Casagit Salute, Gianfranco Giuliani, e Fondazione Casagit, Giampiero Spirito. Una terza è stata affidata a Gianluca Amadori e Piero Ricci, del Comitato esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine, e ancora una a Stefano Tallia, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte e Guido D’Ubaldo, presidente dell’Odg Lazio. Presenti alla conferenza stampa anche il segretario vicario Domenico Affinito e i segretari aggiunti della Fnsi, Matteo Naccari e Claudio Silvestri.
Nella replica al presidente del Cnog, Carlo Bartoli, Meloni è intervenuta sulla questione delle trattative in corso per il rinnovo del contratto Fieg-Fnsi ricordando che «è scaduto da tempo» e rilevando: «Figuriamoci se non condivido il tema. Questo governo ha particolarmente a cuore il tema dei rinnovi dei contratti di lavoro. Lo abbiamo anche dimostrato con i contratti che dipendono da noi. Non mi è chiara la ragione per cui si faccia una mobilitazione in questo contesto, visto che la responsabilità in questo caso non è del governo».
Meloni ha quindi aggiunto che «noi possiamo fare moral suasion, questo stiamo facendo e continueremo a fare, siamo dalla vostra parte su questo, ma non dipende da noi». Infine, la premier si è soffermata sul tema dell’«evoluzione della professione, perché – ha rilevato – chiaramente noi vediamo intorno a noi un mondo che continua a cambiare. Le questioni sono aperte, le nuove tecnologie rischiano di impattare pesantemente. Se si vuole aprire un ragionamento insieme su come si possa sostenere la professione in un contesto nel quale le evoluzioni rischiano di essere molto più grandi di noi, il governo c’è».
«La Federazione nazionale della Stampa italiana ha deciso di fare un flash mob nell’ambito della conferenza stampa della presidente del Consiglio non per contestare il governo, ma per dare visibilità alla questione del lavoro giornalistico portandola nel cuore del confronto pubblico. La nostra vicenda contrattuale è incredibile: la trattativa va avanti ormai da due anni per rinnovare il contratto scaduto nel 2016, ma in questi 10 anni gli editori hanno continuato ad incassare finanziamenti che, attraverso i prepensionamenti, hanno consentito loro di risparmiare sul costo del lavoro. Per buona parte degli editori i giornalisti sono un bancomat». Lo afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione della Stampa.
«La Fnsi – prosegue – conosce bene la linea del governo che spinge sui rinnovi contrattuali, ed è, appunto, quello che il sindacato sta cercando di fare al tavolo con la Fieg. I giornalisti sono una categoria di lavoratori e come tale hanno il diritto di vedersi riconosciuto, da una parte, il contratto e, per i non contrattualizzati, l’equo compenso. Non possiamo che registrare l’impegno del governo sull’equo compenso e le parole della premier che, a proposito del nostro rinnovo contrattuale, ha detto di essere dalla nostra parte. La libertà di informazione non è un tema astratto, ma riguarda le tutele anche economiche dei professionisti dell’informazione».
Nelle foto (streaming incontro): lo striscione esposto dalla segretaria generale Alessandra Costante e quello esposto da Inpgi (si riconosce il vicepresidente Mattia Motta)
«Fieg non risponde, anzi fa due passi indietro»
Posizioni ancora più distanti tra Fnsi e Fieg, che l’8 gennaio 2026 si sono ritrovate al tavolo della trattativa per il rinnovo contrattuale. «C’eravamo lasciati a luglio – spiega la Fnsi – attendendo una risposta alla nostra proposta economica per l’accordo ponte e, dopo sei mesi di silenzio da parte degli editori, un giorno di sciopero e una riuscitissima mobilitazione della categoria, la Fieg si è ripresentata al tavolo l’8 gennaio cercando di riportare indietro di mesi la trattativa, proponendo, per avere un aumento superiore a 150 euro, il ritocco di alcuni istituti contrattuali». Questo avendo «appena incassato 60 milioni di finanziamenti pubblici dal governo. Sovvenzioni che la Fnsi ritiene necessarie, addirittura insufficienti, per assicurare l’informazione, ma che devono essere utilizzate per garantire un futuro di qualità al settore e che dovrebbero essere elargite a fronte del rispetto e del rinnovo del contratto nazionale di lavoro».
La Federazione nazionale della Stampa parte dal principio «che gli aumenti contrattuali non possono essere ‘pagati’ dai lavoratori e che, in un momento tanto delicato per l’editoria, la pace sociale ha comunque un costo: il 2025 è stato un anno in cui le retribuzioni dei giornalisti sono state ulteriormente erose dall’inflazione; sono dieci anni che il nostro contratto nazionale di lavoro non viene rinnovato, unica categoria dei lavoratori dipendenti. Giornalisti veramente liberi sono quelli adeguatamente pagati. Vale per i dipendenti e per i lavoratori autonomi».