Giovedì 12 marzo 2026, il tribunale di Ferrara ha dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziaria di Rei srl, la società proprietaria della storica emittente Telestense, nominando come curatore il dottor Ettore Donini con studio in Ferrara.
La decisione è stata presa dal tribunale tenuto conto dello stato di insolvenza, L’editore, assistito dal proprio legale ha provato a chiedere un rinvio di tre mesi della decisione, finalizzato al tentativo di trovare nuovi finanziatori, ma l’ipotesi di finanziamento, secondo quanto affermato dal tribunale era però “del tutto sfornita di supporto probatorio”..Come Associazione della stampa Emilia-Romagna esprimiamo preoccupazione per l’ennesima grave crisi aziendale che colpisce uno storico presidio della regione. Questa televisione aveva mezzo secolo di vita ed è stata a lungo un punto di riferimento per il territorio estense con telegiornali di qualità, programmi di intrattenimento e trasmissioni dedicate allo sport. Come sindacato siamo stati a fianco dei giornalisti che in questi anni hanno lottato duramente per difendere la televisione e abbiamo promosso tavoli – anche a livello istituzionale – per puntare al recupero degli arretrati e al rilancio di Telestense. Ma ai tavoli l’ingegner Bighinati non si è mai presentato.
Purtroppo, Rei srl, che per diversi anni non ha pagato con regolarità gli stipendi, mettendo in difficoltà i dipendenti e le loro famiglie, non è stata in grado di proporre idee o individuare partner economici in grado di rilanciare l’emittente, che si è andata impoverendo di continuo, fino a diventare un contenitore vuoto. Con lavoratori stremati che alla fine se ne sono andati. La decisione del Tribunale non costituisce dunque una sorpresa.
Aser chiede che la giornalista rimasta a carico dell’azienda sia tutelata dal curatore, così come auspica che quanto accaduto in questa televisione serva da lezione alle istituzioni e alla politica: quando muore un presidio di informazione a rimetterci sono i cittadini. L’Aser, con il pieno sostegno dell’Associazione Stampa Ferrara, seguirà con attenzione la vicenda e tutelerà i giornalisti in ogni sede attraverso i propri legali.
La decisione è stata presa dal tribunale tenuto conto dello stato di insolvenza, L’editore, assistito dal proprio legale ha provato a chiedere un rinvio di tre mesi della decisione, finalizzato al tentativo di trovare nuovi finanziatori, ma l’ipotesi di finanziamento, secondo quanto affermato dal tribunale era però “del tutto sfornita di supporto probatorio”..Come Associazione della stampa Emilia-Romagna esprimiamo preoccupazione per l’ennesima grave crisi aziendale che colpisce uno storico presidio della regione. Questa televisione aveva mezzo secolo di vita ed è stata a lungo un punto di riferimento per il territorio estense con telegiornali di qualità, programmi di intrattenimento e trasmissioni dedicate allo sport. Come sindacato siamo stati a fianco dei giornalisti che in questi anni hanno lottato duramente per difendere la televisione e abbiamo promosso tavoli – anche a livello istituzionale – per puntare al recupero degli arretrati e al rilancio di Telestense. Ma ai tavoli l’ingegner Bighinati non si è mai presentato.
Purtroppo, Rei srl, che per diversi anni non ha pagato con regolarità gli stipendi, mettendo in difficoltà i dipendenti e le loro famiglie, non è stata in grado di proporre idee o individuare partner economici in grado di rilanciare l’emittente, che si è andata impoverendo di continuo, fino a diventare un contenitore vuoto. Con lavoratori stremati che alla fine se ne sono andati. La decisione del Tribunale non costituisce dunque una sorpresa.
Aser chiede che la giornalista rimasta a carico dell’azienda sia tutelata dal curatore, così come auspica che quanto accaduto in questa televisione serva da lezione alle istituzioni e alla politica: quando muore un presidio di informazione a rimetterci sono i cittadini. L’Aser, con il pieno sostegno dell’Associazione Stampa Ferrara, seguirà con attenzione la vicenda e tutelerà i giornalisti in ogni sede attraverso i propri legali.
Qui la sentenza del tribunale di Ferrara