L’Aser (Assostampa Emilia-Romagna) ha appreso con sconcerto che al collega Tino Ferrari, già componente del direttivo e ora membro del collegio dei probiviri, è stato impedito di accedere a piazza dell’Unità, a Bologna, in occasione della manifestazione del 25 Aprile. Il cosiddetto servizio di sicurezza lo ha fermato mentre si stava avvicinando all’area, con rigoroso fazzolettone tricolore al collo, simbolo della Resistenza, e sventolando appese a un’unica asta le bandiere di Italia, Ue e Ucraina.

L’addetto non ha voluto sentire ragioni. Nonostante le chiare argomentazioni espresse da Tino Ferrari (che francamente non erano necessarie), lo ha obbligato ad allontanarsi. Non è chiaro se a chi rappresentava il servizio d’ordine (e di fatto l’organizzazione stessa dell’evento) dessero fastidio il fazzoletto dei partigiani, la bandiera d’Italia, quella dell’Europa oppure quella di uno Stato aggredito da un Paese vicino, che da anni sta difendendo la propria indipendenza. Di certo questa violenza compiuta ai danni di un uomo, giornalista, ex docente dell’Università di Bologna e componente dell’associazione Ucraina che aderiva alla manifestazione del 25 Aprile, non può che lasciare sgomenti.

Esprimendo la totale vicinanza e piena solidarietà al collega, Aser si interroga sulla opportunità di affidare i cosiddetti servizi d’ordine a persone che dimostrano di avere bisogno di numerose lezioni di democrazia. Nella giornata simbolo della riacquistata libertà degli italiani, che poterono tornare liberamente a manifestare dopo vent’anni di oppressione fascista, è assolutamente intollerabile che sia impedito di esprimere un pensiero di democrazia, di libertà, di unione tra i popoli, di resistenza all’invasore.

Per questo Aser auspica che gli organizzatori inviino una formale lettera di scuse al collega Ferrari. Aser ritiene inoltre opportuno che a recapitargliela di persona sia una delegazione comprendente chi gli ha impedito di manifestare: sarebbe la dimostrazione che ha capito di avere sbagliato. In caso contrario, meglio sarebbe che gli organizzatori si liberassero di simili rappresentanti (ed eventualmente di chi li ha istruiti). Nuocciono gravemente alla democrazia.

Nella foto, Celestino “Tino” Ferrari, a lungo impegnato in seno all’Aser.