Si è svolta a Verona la manifestazione di protesta (qui la videosintesi) dei giornalisti italiani per chiedere il rinnovo del contratto nazionale di lavoro Fieg-Fnsi, scaduto da oltre 10 anni. All’iniziativa promossa dal Sindacato Giornalisti Veneto (Sgv) sono intervenuti anche i vertici di Fnsi, con la segretaria generale Alessandra Costante, il segretario aggiunto vicario Domenico Affinito, il segretario aggiunto Matteo Naccari. Era presente anche il direttore Tommaso Daquanno.
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Pe𝐫 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟖 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐞 𝐢𝐥 𝟐𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨, giovedì 16 aprile 2026 il settore dell’informazione in Italia si è fermato per protestare contro il rifiuto degli editori di intavolare una trattativa concreta per il rinnovo del contratto di categoria 𝐅𝐧𝐬𝐢-𝐅𝐢𝐞𝐠, che coinvolge una larga parte dei giornalisti che esercitano la professione. Una delle manifestazioni organizzate dal sindacato 𝐅𝐧𝐬𝐢 (Federazione Nazionale Stampa Italiana) si è svolta a 𝐕𝐞𝐫𝐨𝐧𝐚, in piazza Bra, dove si sono riuniti i giornalisti delle testate del Nord-est, con una nutrita delegazione proveniente dall’𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐠𝐧𝐚 guidata da 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐀𝐦𝐚𝐝𝐚𝐬𝐢 (𝐀𝐬𝐞𝐫). I giornalisti attendono da dieci anni il rinnovo del contratto di categoria, l’ultimo – che conteneva alcuni adeguamenti riferiti alla parte economica – è entrato in vigore nel 2016. La vertenza in corso con la 𝐅𝐢𝐞𝐠 (Federazione Italiana Editori Giornali) è concentrata su questo aspetto, perché le difficoltà del negoziato e lo stato dei rapporti con la controparte non consentono attualmente di estendere il confronto all’organizzazione del lavoro e alle altre materie più strettamente legate all’attività delle redazioni, come i 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢.
𝐒𝐎𝐆𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐏𝐎𝐕𝐄𝐑𝐓𝐀’
«𝐆𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐟𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 – ha spiegato la segretaria generale della Fnsi, 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 – e lo vendono a Facebook, a Google, agli Over The Top (le più importanti piattaforme digitali su internet, ndr) ignorando il contratto in vigore che stabilisce la cross-medialità vale solo nell’ambito della stessa azienda. Sono i nostri diritti che stanno mettendo a rischio. L’informazione va meglio finanziata non sottofinanziata. Noi scioperiamo per il nostro contratto, ma anche perché l’informazione ha grandi ripercussioni sulla società e sulla 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚. Sono i giornalisti ancora oggi che fanno l’agenda sociale e politica del nostro Paese». Lo sciopero tiene insieme, ha ricordato Costante, non solo i giornalisti dipendenti, «ma anche i 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐜𝐨𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢, migliaia di persone che mandano avanti l’informazione dalle piccole città, dai paesi, dai quartieri e che guadagnano una miseria, tenuti al di sotto della 𝐬𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐭𝐚’ dagli editori, così li possono sfruttare meglio. Chiediamo di rinnovare il contratto e che vengano emesse le tabelle dell’𝐞𝐪𝐮𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐨 (i valori minimi per tutelare i giornalisti free lance, ndr). Qui parliamo dei “𝐫𝐢𝐝𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞”, non quelli di Glovo o di altre società che fanno consegne: sono quelli che alle 11 di sera ti scrivono la notizia breve per 2 euro e mezzo. Una vergogna».
𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎 𝐑𝐈𝐂𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐄 𝐌𝐈𝐍𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀
Alessandra 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐡𝐚 𝐞𝐥𝐞𝐧𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢: «Dicono che le nostre domeniche costano troppo, che dovremmo andare a lavorare il giorno di 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 e nelle altre festività essendo pagati come gli altri giorni dell’anno». Il braccio di ferro riguarda, dopo dieci anni, l’aumento proposto da Fieg di 150 euro lordi spezzati in tre tranche (50 euro il primo anno, 100 euro nel secondo, 150 euro nel terzo)». Ma la categoria ha perso il 20% del suo 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐨: solo per avere un quadro più ampio di come si muovono le cose su altri tavoli, la segretaria ha ricordato che «i 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢 hanno appena rinnovato il loro contratto con un aumento di 491 euro».
GLI SCATTI
«Quando gli editori parlano degli scatti di anzianità – ha aggiunto Alessandra Costante – affermano che garantiscono ampiamente il recupero dell’inflazione. Non è quello il compito degli scatti anzianità, servono per rafforzare l’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 e sottrarlo al 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨 degli editori e dei direttori che possono usare la minaccia delle mancate promozioni. Così invece tutti possiamo avere progressioni economiche dignitose. Oggi un neoassunto in una grande città, come Milano o Roma, guadagna 𝟏.𝟑𝟓𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢 al mese: deve vivere nelle case con i colleghi, come gli studenti universitari. Che vita è questa?».
𝐋𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐒𝐏𝐄𝐓𝐓𝐈𝐕𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐓𝐄𝐍𝐙𝐀
𝐆𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨, ha proseguito la segretaria generale, che «se non pagano i giovani il 20% in meno, come ci hanno detto al tavolo della trattativa, i giovani non entreranno nelle redazioni. Togliete il 20% da 1.350 euro, ed ecco cosa resta: uno 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐞». I cittadini – ha concluso Alessandra Costante – devono capire che l’informazione deve essere forte, professionale, autorevole e indipendente».
Il segretario generale aggiunto della Fnsi, 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐍𝐚𝐜𝐜𝐚𝐫𝐢 (Aser), è intervenuto sulle prospettive della vertenza: «Ho sentito in questi giorni i dubbi di alcuni colleghi sull’efficacia della nostra forma di protesta, sugli scioperi. Non bisogna fermarsi. L’obiettivo non è portare avanti solo una rivendicazione economica ma avere un contratto che dia finalmente un futuro alla categoria». Della delegazione Aser sono intervenuti anche Mara Pedrabissi, presidente della Cpo Fnsi e Mattia Motta, vicepresidente di Inpgi.
𝐆𝐋𝐈 𝐒𝐓𝐀𝐓𝐈 𝐃𝐈 𝐂𝐑𝐈𝐒𝐈
𝐌𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢𝐭𝐚’ 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐚𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 la loro solidarietà, come il presidente della Regione Veneto, 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐢, e il sindaco di Verona, 𝐃𝐚𝐦𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐓𝐨𝐦𝐦𝐚𝐬𝐢 (qui il suo intervento). Il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐁𝐮𝐨𝐬𝐨, è tornato sul concetto dell’informazione pilastro della democrazia: «E’ come l’aria, te ne accorgi solo quando manca – ha commentato – Abbiamo qui i volti di tanti colleghi (disegnati dal Collettivo FX, street artists di Reggio Emilia e portati in piazza Bra dalla delegazione della Tgr Rai di Bologna, ndr) morti per dare testimonianza della realtà. Gli editori invece dicono che siamo dei privilegiati e stanno facendo uscire con gli stati di crisi tanti giornalisti, un processo che fa entrare le nuove generazioni ma devono essere oggi le più aiutate e sostenute». 𝐃𝐢𝐞𝐠𝐨 𝐍𝐞𝐫𝐢, rappresentante del Sindacato Giornalisti Veneto (Sgv), ha ricordato che «il contratto dei giornalisti è il contratto di categoria che da più tempo non viene rinnovato».
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢a
Nella foto principale, la delegazione Aser in piazza Bra a Verona; nelle altre, momenti della giornata.