«La Federazione nazionale della Stampa italiana ringrazia il viceministro Sisto per il lavoro che ha fatto ascoltando le richieste del sindacato dei giornalisti che da anni sta lavorando al tema dell’equo compenso». Lo si legge in una nota diffusa venerdì 3 luglio 2026 con cui la Fnsi commenta le parole del viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che nel corso di una conferenza stampa ha reso noto di aver trasmesso «alla presidenza del Consiglio l’emendamento sull’equo compenso per i giornalisti», aggiungendo che «c’è l’intenzione di presentarlo all’interno del decreto 100, che andrà in votazione a breve».

La Fnsi prosegue: «Ormai non c’è più tempo, abbiamo migliaia di colleghi in una situazione di sfruttamento insostenibile. Ci sono aziende editoriali che hanno fatto del dumping salariale una ragione di esistenza, sfruttando collaboratori, partite iva e co.co.co».

Il sindacato dei giornalisti sottolinea che «tre euro al pezzo non possono considerarsi un pagamento equo. La democrazia – conclude – ha bisogno di un giornalismo libero, indipendente e per questo non ricattabile né dal punto di vista economico né da quello dei diritti».

EQUO COMPENSO

Sul tema dell’equo compenso era nuovamente intervenuta il 24 giugno 2026  Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi all’Ansa, a margine della presentazione a Roma  della seconda edizione del Premio nazionale per il giornalismo d’inchiesta territoriale ‘Dov’è Tina Merlin oggi?’, dedicato alla cronista veneta nel centenario dalla nascita. Nell’occasione Costante aveva ricordato che nella mobilitazione della Federazione nazionale della Stampa «abbiamo tenuto insieme il rinnovo del contratto che è scaduto da dieci anni e che le aziende non vogliono rinnovare in termini di decenza, la questione dei lavoratori autonomi, del precariato, dell’equo compenso che noi stiamo ancora aspettando per i lavoratori autonomi e i collaboratori coordinati e continuativi».  

Anche «sull’equo compenso purtroppo non si muove nulla – ha aggiunto – . Sembra una palla avvelenata che si passa da uno all’altro. Il governo l’ha passata dal Die al Ministero della Giustizia, che se la sta tenendo. Intanto i colleghi muoiono di fame essendo pagati tre o cinque euro al pezzo, un euro e cinquanta se il pezzo è online. E questa non mi sembra che sia una situazione per aiutare e potenziare la nostra democrazia ma per annientarla, perché questa si ciba e si nutre di informazione libera, autonoma e indipendente».

Un giornalista «soggetto a ricatto economico dei diritti non è un giornalista libero e non può essere utile alla democrazia». L’equo compenso «è quello che dà l’esatta dimensione di quanto deve guadagnare un giornalista. E le aziende lo devono rispettare. Certo c’è bisogno di regole, c’è bisogno di un’azione forte del governo. Ma se le aziende non rispettano l’equo compenso – ha chiesto Costante – per quale motivo devono prendere i finanziamenti del Governo, ad esempio per i prepensionamenti?».