Sciopero dei giornalisti nella giornata di venerdì 27 marzo 2026 per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro Fieg-Fnsi, scaduto da dieci anni: dieci anni nei quali le retribuzioni sono state erose da una inflazione che ha superato il 20 per cento nel periodo e il mondo dell’editoria ha subito notevolissime trasformazioni. Purtroppo la Fieg, nonostante abbia ottenuto contributi pubblici per centinaia di milioni di euro,  si ostina a non riconoscere dignitose retribuzioni ai giornalisti, a falcidiare le redazioni con sistematiche operazioni di prepensionamento e a tagliare i sempre più magri compensi di precari, autonomi e collaboratori.

Per rivendicare il rinnovo del contratto, a difesa dei cittadini che hanno bisogno di un giornalismo di qualità per essere correttamente informati, Aser, Associazione della Stampa Emilia-Romagna, ha organizzato un presidio davanti alla sede della Regione, alla quale ha partecipato il segretario generale aggiunto della Fnsi, Matteo Naccari. Per Aser erano presenti a fianco del presidente Paolo Maria Amadasi e della vice Barbara Musiani diversi componenti del direttivo e la consigliera nazionale Marina Amaduzzi, oltre al vicepresidente di Inpgi, Mattia Motta. Molto numerosa la delegazione dei colleghi della Tgr Rai, che hanno esposto anche ritratti di giornalisti disegnati da uno street artist del Collettivo Fx, donati in occasione del recente sciopero delle firme. Era presente anche una folta rappresentanza dei giornalisti delle testate del gruppo Editoriale Nazionale. In piazza era presente pure il consiglio dell’Ordine regionale dei giornalisti, guidato dal presidente Silvestro Ramunno.

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Dagli uffici della Regione è sceso il presidente Michele de Pascale che ha espresso la massima solidarietà e vicinanza ai giornalisti in sciopero, sottolineando l’importanza della stampa e in particolar modo di quella locale.

Nel video, gli interventi di Naccari, de Pascale, Amadasi e di Nicola Bianchi, segretario di Aser e membro del coordinamento dei Cdr del gruppo Editoriale nazionale.

Nelle foto, i manifestanti con i disegni di giornalisti di Collettivo Fx, donati ai colleghi della Tgr Rai; l’incontro con il consiglio dell’ordine e con il presidente della Regione, Michele de Pascale.

 

COMUNICATO SINDACALE

In vista dello sciopero dei giornalisti per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro Fieg-Fnsi, scaduto da dieci anni, proponiamo il comunicato sindacale pubblicato il 21 marzo 2026 su tutti i giornali d’Italia (siti compresi). E letto in versione ridotta nelle edizioni di telegiornali e giornali radio.

 

Dignità. È questa la parola d’ordine che spinge le giornaliste e i giornalisti italiani ad altri due giorni di sciopero: il 27 marzo e il 16 aprile. Sì, vogliamo che all’informazione sia riconosciuta la necessaria dignità e garantirle soprattutto un futuro anch’esso dignitoso. Oggi questo non è scontato, anzi.

Il nostro contratto di lavoro è scaduto da 10 anni, i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione e hanno perso il 20% del potere di acquisto. Siamo l’unica categoria ad attendere da così tanto tempo il rinnovo. C’è una evidente questione economica e c’è un altrettanto evidente tema di autorevolezza e indipendenza della stampa.

Quello che gli editori vogliono smontare pezzo a pezzo è lo stesso contratto che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha definito «prima garanzia della libertà dei giornalisti italiani». È questa la saldatura tra le nostre fondamentali rivendicazioni economiche e la libertà di informazione che i cittadini, i lettori, i telespettatori, gli utenti del web, devono pretendere per poter essere a loro volta liberi.

Gli editori intascano risorse milionarie dal governo (da questo, come da quelli precedenti), ma investono poco nelle loro aziende e per potenziare l’informazione professionale. Al contrario, mandano in prepensionamento i dipendenti di 62 anni, pagano incentivi per altri tipi di esodo, svuotano le redazioni e ricorrono ai collaboratori e alle partite Iva pagati una miseria.

Rifiutano regole basilari per l’uso dell’Intelligenza Artificiale, evidentemente pronti a sostituire i giornalisti, vero core business dell’informazione.

Fanno finta di ignorare la legge che impone loro di pagare i giornalisti per contenuti editoriali ceduti dalle aziende ai cosiddetti Over the top (Ott), ovvero le grandi imprese che forniscono contenuti e servizi in Rete.

Vorrebbero i giornalisti del futuro pagati ancora meno di oggi e la strada spianata nello sfruttamento del lavoro autonomo, tanto che al tavolo dell’equo compenso, davanti al governo, hanno formulato una proposta ancora più bassa di quella bocciata nel 2016 dal Consiglio di Stato.

Per tutti questi motivi torniamo a scioperare. Lo facciamo per noi. Per la nostra dignità. Per il nostro futuro. Lo facciamo per voi e per la nostra e vostra libertà di cittadini. Chiediamoci quanto sia libero un giornalista costretto alla catena di montaggio dell’informazione; quanto possa tenere la schiena dritta un collaboratore pagato a cottimo; quanto sarà sereno un redattore che non potrà più contare sulle indispensabili tutele contrattuali. Chiedetevi se vorreste ancora informarvi sulle pagine di quei giornali, ascoltando quei tg, scorrendo i social e le pagine online di quelle testate.